Anche per la filiera del cinema e dell’audiovisivo questo periodo storico appare straordinariamente complesso a causa della pandemia. E’ estremamente urgente, infatti, definire il sistema che obbliga le emittenti televisive e le piattaforme streaming con contenuti in modalità on demand a finanziare e a inserire nel proprio palinsesto o catalogo opere audiovisive nazionali, in base a un meccanismo di quote percentuali su fatturato e tempo di programmazione.

Questo il tema principe del webinar ‘Gli obblighi delle quote di investimento e di programmazione in opere di espressione italiana a sostegno della produzione indipendente’ che si è tenuto questa mattina nell’ambito del panel – promosso da CNA Cinema e Audiovisivo e Doc/it, Associazione Documentaristi Italiani- di IDS Academy 2020, in collaborazione con il Torino Film Industry, in occasione dei Production Days organizzati da Film Commission Torino Piemonte.

Per il presidente CNA Cinema e Audiovisivo, Gianluca Curti ‘La definizione e la reale e veloce applicazione degli obblighi di quote di investimento sia per i Brodcaster che per gli OTT è ormai non più procrastinabile. E’ opportuno, quindi, che vengano assegnati gli adeguati investimenti. Le imprese di produzione stanno cambiando e si stanno adeguando a quello che è ormai il nuovo imperativo tecnologico ma occorre che ciascuno faccia la propria parte.  Sia gli OTT che i Broadcaster devono investire e programmare le opere prodotte in Italia’.

‘La riflessione sugli obblighi delle quote di investimento e programmazione fissate dal decreto legge 59/2019, che ha modificato la Legge Franceschini – ha affermato la presidente di Doc/it, Associazione Documentaristi Italiani, Claudia Pampinella, – è doverosa e prioritaria, soprattutto perché la produzione indipendente e quella italiana, in particolare, sono le vere architravi di tutti i regolamenti attuativi. Quote eque significano sostegni congrui ai produttori indipendenti, garanti della pluralità e dell’eccezione culturale’.