Una miscela di fattori interni e internazionali rischia di mettere in ginocchio il comparto agroalimentare italiano. E in particolare le micro e le piccole imprese, benché ne costituiscano l’ossatura, con circa il 90 per cento delle aziende del settore. A lanciare l’allarme, tramite il periodico di settore ‘Gusto’, è Francesca Petrini, marchigiana, imprenditrice olearia e presidente di CNA Agroalimentare.
Francesca Petrini mette sotto accusa prioritariamente l’eccessiva complessità del quadro normativo e amministrativo. Un quadro concepito secondo le logiche di poche grandi imprese rispetto alle quali le piccole imprese sono costrette ad adeguarsi. A rischio, talvolta, perfino della propria sopravvivenza.
A preoccupare l’imprenditrice marchigiana anche il crescente protezionismo mondiale, in particolare i dazi imposti dagli Usa, ma non solo. Deficitaria, poi, è ritenuta dalla presidente di CNA Agroalimentare la difesa da parte delle istituzioni sovra nazionali (a cominciare dall’Unione europea) della qualità e delle specificità italiane. Un comportamento che sta favorendo, o perlomeno non combattendo a sufficienza, la contraffazione e il cosiddetto ‘Italian Sounding’, vale a dire l’utilizzo fraudolento di nomi, marchi, immagini per spacciare quale italiano un prodotto che italiano non è.


