Le misure adottate in questi mesi dal Governo stanno contenendo gli effetti negativi della pandemia sull’equilibrio finanziario delle imprese. Quando avranno fine la moratoria e il potenziamento del Fondo di garanzia per le Pmi, però, il tessuto produttivo italiano si ritroverà più fragile e gli strumenti di supporto alle imprese si saranno sicuramente indeboliti.

E questo vale, in particolare, per i Confidi che anche in questi mesi difficili si stanno dimostrando un punto di riferimento straordinario per le imprese, soprattutto quelle più piccole, il vero valore aggiunto della nostra economia.

Per questo CNA ha apprezzato l’emendamento al Decreto Liquidità che prevede di traslare a patrimonio i fondi che nel tempo sono stati affidati ai Confidi da soggetti pubblici. Una norma già messa in campo in passato, con la legge finanziaria del 2007, che consentirebbe a questi soggetti di continuare a sostenere al meglio le esigenze finanziarie di micro e piccole imprese.

Ancorché sia stata votata all’unanimità nel corso dell’esame in commissione alla Camera, non si hanno notizie in merito a tempi e modalità di attuazione.

Consapevoli che il rafforzamento patrimoniale dei Confidi è cruciale per consentire di concedere maggiori garanzie o di erogare credito diretto alle piccole imprese, assicurando così un ulteriore canale agevolato di accesso alla liquidità, CNA ha sollecitato alcuni parlamentari affinché promuovessero azioni atte ad accelerare l’attuazione della norma.

L’onorevole Sara Moretto, già protagonista su questo fronte con la presentazione dell’emendamento al decreto Rilancio che ha consentito di superare la limitazione operativa dei Confidi, ha presentato un’interrogazione in sede di commissione Attività produttive della Camera chiedendo con urgenza l’attuazione della norma.

Grazie anche alla sottoscrizione di altri parlamentari, si può auspicare che la disposizione possa trovare applicazione in tempi brevi. Sono già passati quattro mesi dall’approvazione della norma, e nelle attuali contingenze il tempo non è una variabile indifferente: la norma è positiva, ma attuarla in ritardo o, ancor peggio, non attuarla, sono rischi che il sistema delle micro e piccole imprese italiane non può permettersi di correre.