La ripartenza dal nuovo Governo Conte riporta al centro del dibattito politico la Legge di Stabilità, ed è proprio sulle misure contenute che si appuntano le attenzioni del mondo dell’artigianato e della piccola impresa che opera nel settore delle ristrutturazioni edili e della riqualificazione energetica per ottenere l’abrogazione dell’art. 10 del Decreto Crescita.

Il fronte di chi ne chiede l’abrogazione insieme a CNA è ormai ampio ed articolato:

– CNA ha avviato un procedimento amministrativo davanti alla Commissione Europea ed all’Autorità Garante per la Concorrenza ed il Mercato affinché venga accertata l’illegittimità dell’art. 10 per violazione del diritto comunitario e/o nazionale della concorrenza.

– oltre 60 imprese dei settori impianti e produzione associate alla CNA hanno avviato un procedimento amministrativo davanti alla Commissione Europea ed all’Autorità Garante per la Concorrenza ed il Mercato affinché venga accertata l’illegittimità dell’art. 10 per violazione del diritto comunitario e/o nazionale della concorrenza.

– la nostra petizione online, lanciata sulla piattaforma change.org per chiedere alla politica un impegno per l’abrogazione dell’art. 10, ha superato le 5.500 firme e le adesioni continuano a crescere.

– la Regione Toscana e la Regione Umbria, su richiesta delle CNA regionali, hanno deciso di costituirsi in giudizio e di ricorrere alla Corte Costituzionale per ottenere l’abrogazione dell’art. 10 e la Regione Lazio, anche in questo caso su esplicita richiesta della CNA, ha approvato un ordine del giorno che impegna il Presidente della Regione e la giunta a “compiere tutti gli atti necessari e propedeutici ad impugnare nelle sedi istituzionali e giurisdizionali competenti l’articolo 10, di fronte alla Corte Costituzionale”.

– sul fronte parlamentare PD e Forza Italia hanno ufficialmente presentato in luglio due disegni di legge che richiedono l’abrogazione dell’art. 10; dalla Lega sono giunti numerosi segnali che vanno nella direzione di cancellare questo odioso provvedimento, mentre anche il M5S si mostra ora possibilista circa la sua abrogazione.

– ultima azione di questo tormentato percorso è il recente ricorso al TAR da parte di imprese dirigenti della nostra Associazione depositato il 26 settembre. Secondo le imprese ricorrenti non risulta conforme ai principi comunitari e nazionali in materia di concorrenza ed aiuti di Stato: infatti, il meccanismo dello “sconto” “finisce per favorire il fenomeno della concentrazione di imprese, distorcendo, appunto, la concorrenza a beneficio delle grandi imprese ed a scapito di quelle ‘minori’. La misura finisce con l’essere un aiuto di stato selettivo in quanto favorisce, le grandi imprese e non tutte le imprese del settore indifferentemente, come era fino al decreto Crescita”.

In conclusione, si tratta di una misura da ripensare in radice, poiché capace di pregiudicare la prosecuzione della stessa attività d’impresa. Nella sostanza, le disposizioni recate dall’art. 10 finiscono per favorire la concentrazione del mercato di riferimento, mettendo alla porta artigiani e piccole imprese, con conseguente alterazione della concorrenza.