Garantire prioritariamente la sopravvivenza di tutte le imprese della filiera turistica. E, nel contempo, programmare il rilancio di un comparto socio-economico fondamentale per l’Italia, che vale il 13 per cento circa del prodotto interno lordo nazionale e che per metà è generato dalla domanda estera. Lo ha chiesto CNA Turismo in audizione di fronte alla decima commissione Industria, Commercio e Turismo del Senato.

Nel primo semestre di quest’anno il settore ha perso intorno al 70 per cento del proprio fatturato e, dopo la leggera ripresa estiva, la tendenza è in parte addirittura peggiorata, arrivando a segnare un -80 per cento di fatturato nelle città e nei borghi d’arte. Una catastrofe dalla quale non si è salvato nessuno, dagli albergatori alle guide turistiche.

Sul fronte del sostegno alle imprese il governo ha accolto diverse istanze della CNA: l’accesso alla cassa integrazione e al Fis; il riconoscimento del credito d’imposta sugli affitti di esercizi commerciali e alberghi; l’attribuzione di ristori, in particolare a favore degli operatori turistici dell’offerta organizzata. Questi sostegni, però, alla luce del ri-acutizzarsi della crisi vanno confermati, integrati e calibrati sulle esigenze dell’intero comparto, coinvolgendo così anche il numero significativo di imprese che non rientrano tra i codici Ateco prescelti. Il periodo di validità degli aiuti, peraltro, va allungato in maniera rimarchevole, considerato che le conseguenze della crisi è probabile persistano a lungo anche nel 2021.

CNA Turismo, inoltre, ha chiesto di: innalzare l’importo dei contributi a fondo perduto (in considerazione del prolungarsi della crisi); bloccare gli sfratti negli immobili occupati da imprese del settore per tutto il periodo della pandemia; alzare dal 60 perlomeno all’80 per cento la percentuale del credito d’imposta in favore dei locatori, estendendone l’arco temporale di vigenza e prevedendo lo stesso genere d’intervento anche per le nuove imprese, che al momento non godono di benefici; escludere dal versamento dell’Imu anche i gestori delle attività, oltre ai locatori che già ne godono.

In previsione dell’auspicabile superamento della pandemia e della crisi, non solo sanitaria, che ne è derivata, CNA Turismo ritiene necessario mettere in campo una fase di governance permanente del turismo italiano attraverso tavoli istituzionali in grado di monitorare tutte le fasi di ripartenza e definitivo rilancio del settore nel nostro Paese. E’ indispensabile, infatti, che le istituzioni condividano con le imprese le strategie, e la loro messa in pratica anche in ambito europeo e internazionale. L’offerta turistica italiana va calibrata sulla domanda, già in profondo mutamento e che tutto lascia prevedere possa ulteriormente rimodellarsi dopo la pandemia. L’intera filiera turistica italiana va, in questa ottica, ulteriormente sostenuta e incentivata per sviluppare nuove competenze e professionalità, guadagnare in competitività attraverso l’innovazione, specializzarsi per evitare rischi di competizione interna meramente dannosa.