Archeologia tra volontariato e professione. Di questo si è parlato oggi nel corso dell’audizione in commissione Beni Culturali al Senato.

Tra le mani degli archeologi passa uno dei patrimoni più preziosi dell’umanità. Eppure faticano a trovare riconoscimento. Soprattutto in un momento in cui l’attività professionale è di fatto sostituita da quella volontaria. Ridotta a piacevole passatempo, seppur colto, alla ricerca del pezzo unico.

È con questo grido d’allarme che oggi gli archeologi di CNA hanno partecipato all’incontro, rappresentati dal coordinatore nazionale, Giovanni Rivaroli.

Professione archeologia e volontari archeologi

Gli archeologi della CNA lamentano il mancato riconoscimento della loro professionalità, conseguita attraverso un lungo percorso di formazione. Non sostituibile in alcun modo dall’attività volontaria.

Gli archeologi operano in un comparto importantissimo dei Beni Culturali, ma sono sotto-contrattualizzati, con inquadramenti pari o inferiori a figure non specializzate. Uniti da un comune destino agli operatori di altri comparti dei Beni Culturali. Come le guide turistiche, strette dalla tenaglia di abusivismo e concorrenza sleale. Mentre intere aree archeologiche e tanti musei locali, minori, ma ricchi di storia, restano chiusi al pubblico. O lasciati alla buona volontà di gruppi di volontari che hanno tempo e risorse di gestirli.

L’industria culturale italiana

Gli archeologi della CNA chiedono che sia riconosciuta loro la dignità che gli spetta, perché con la cultura che passa attraverso le loro mani si arricchisce il Paese: per ogni euro investito in cultura, se ne genera 1.8.

A conti fatti, il giro d’affari generato dall’industria culturale italiana e dal suo indotto contribuisce con il 16,6% alla formazione del PIL del nostro Paese.

La corsa a ostacoli degli archeologi

Nonostante questo indubbio valore, gli imprenditori del settore archeologico si trovano davanti a mille ostacoli. Sono professionisti che si alzano all’alba per seguire un escavatore e compilare report dettagliati, acquistano costose attrezzature e si trovano a dover fare i conti con un fisco tra i più complessi al mondo. Senza contare la burocrazia insostenibile.

Il percorso è lungo, ma già avviato, con l’apertura del tavolo permanente che ha raccolto tutte le sigle di associazioni datoriali, liberi professionisti e archeologi del MiBACT per un confronto sui temi dell’archeologia che ha dato come sempre avviene in questi casi, ottimi risultati. E su questa strada chiediamo di continuare per riconoscere finalmente agli archeologi il ruolo che gli spetta.