La pandemia impatta pesantemente sull’occupazione anche nelle imprese artigiane, micro e piccole. Dopo anni di crescita, il segno negativo diventa prevalente: tra marzo e aprile si è perso più di un punto di occupati, 13.500 addetti nel solo artigianato. Negli stessi mesi, gli anni scorsi, l’occupazione realizzava aumenti di pari misura.

Un vistoso passo indietro nonostante il massiccio ricorso agli strumenti di integrazione del reddito che nel caso dell’artigianato ha permesso a oltre 730mila dipendenti di ottenere il contributo del Fondo di solidarietà bilaterale dell’artigianato, l’istituto di cassa integrazione del settore.

A rilevarlo è lOsservatorio mercato del lavoro CNA, curato dal Centro studi della Confederazione, che analizza mensilmente le tendenze dell’occupazione nell’artigianato e nelle micro e piccole imprese (su un campione di quasi 20mila imprese associate con circa 140mila dipendenti) dal dicembre 2014.

Il risultato di aprile, mese interamente in lockdown, porta in terreno negativo la variazione tendenziale (-0,8% contro il +2,8% di un anno fa) e riporta la base occupazionale al livello di marzo 2019.

Il calo registrato dall’Osservatorio CNA è il frutto di una drastica diminuzione delle assunzioni (-81% dopo il -24,7% di marzo) non compensata dal robusto decremento delle cessazioni (-37,1%). Evidentemente, le imprese hanno preferito imboccare una strada attendista dopo l’incremento delle cessazioni a marzo mentre la contrazione generale del mercato ha reso inutile assumere forza lavoro.

Che cosa prevede l’Osservatorio CNA per il futuro? Di certo non inforca occhiali rosa. Molte imprese continuano a lamentare cali nei ritmi di attività, anche a causa delle nuove misure di sicurezza. Sull’andamento dell’economia, e quindi dell’occupazione, è probabile inoltre che possa incidere il calo della domanda derivato dalla forte incertezza, dalla riduzione dei consumi, dall’aumento dei listini. Un combinato disposto di fattori che può solo favorire l’ulteriore riduzione dell’occupazione.