L’associazione chiede la ripartenza del settore dal 5 marzo

Un lungo letargo per palestre e piscine che, rispetto ad altre attività, non sono ancora mai ripartite da ottobre a causa delle misure restrittive della pandemia. L’ultimo Dpcm ha prorogato il divieto di apertura fino al 5 marzo, una data che potrebbe essere finalmente la deadline definitiva di questo fermo forzato, ma al momento niente è stato garantito ai gestori.

A muoversi per sostenere la ripartenza del settore è CNA Emilia Romagna Benessere e Sanità con CNA Parma e tutte le CNA del territorio: “Le imprese hanno osservato un trimestre di chiusura a primavera e quasi un trimestre in questa seconda fase di restrizioni. L’assenza di una prospettiva chiara di riapertura non dà alle imprese la possibilità di una programmazione, restano nell’incertezza e molte attività potrebbero non riaprire”. Questo il passaggio di una lettera, a firma di Emiliano Bozzetti, Portavoce Regionale Mestiere Palestre e Centri Riabilitativi CNA Emilia Romagna per spingere verso la conferma del 5 marzo come data di riapertura di palestre e piscine. “Abbiamo scritto una lettera per chiedere al governo, tramite l’intervento di CNA Nazionale,   di farsi carico delle esigenze di un settore rimasto fermo per troppo tempo, penalizzato da scelte che non hanno tenuto conto della riorganizzazione affrontata dai gestori – afferma Bozzetti, che non vede altre soluzioni: “Non si può non riaprire – afferma – i protocolli per ripartire in sicurezza ci sono, nel rispetto di tutte le misure anti Covid, dai distanziamenti alle sanificazioni fino agli ingressi contingentati, come è già avvenuto a maggio – continua -. Palestre e piscine hanno costi fissi alti, prolungare la chiusura sarebbe una scelta inaccettabile”.

Le palestre, rispetto alle piscine, in qualche modo hanno tentato, chi più chi meno, di mantenere il rapporto con i propri clienti attraverso corsi a distanza, un modo per continuare ad esserci. “Lo sport non può reggere virtualmente, pensiamo solo agli ambienti in cui l’attività fisica si svolge e alle attività che vanno svolte in gruppo – aggiunge Bozzetti –. Le piscine, poi, erano organizzate per gestire gli ingressi in sicurezza, la manutenzione e la disinfezione delle vasche con il cloro è già di per sé un deterrente contro il virus, non c’è motivo di non farle ripartire. Piuttosto, chiediamo che vengano inseriti nel programma delle prossime vaccinazioni anche i fisioterapisti, i massofisioterapisti e i gestori che lavorano nelle palestre”.

 

Le richieste di CNA Emilia Romagna in sintesi

Il 5 marzo, si deve riaprire

La lettera firmata da Emiliano Bozzetti, portavoce regionale CNA Emilia Romagna, è un vero e proprio appello perché il Governo tenga conto “delle esigenze di un settore drammaticamente colpito dalla pandemia, che fino ad ora non ha alcuna certezza” si legge nella lettera. Secondo l’associazione: “Nel nuovo DPCM deve essere prevista un’ipotesi di riapertura già da marzo: si può sostenere con il Comitato Tecnico Scientifico l’efficacia dell’utilizzo dei protocolli esistenti, chiedendone un eventuale aggiornamento per le zone in cui i contagi saranno maggiori (zone arancioni o rosse), nelle quali potrebbe essere almeno consentita la lezione individuale”.

Alcune proposte per il rilancio

Oltre alla riapertura, la lettera di CNA Emilia Romagna sottolinea la necessità di prevedere nel prossimo decreto ulteriori politiche di ristoro e di andare oltre: “bisogna pensare fin d’ora a misure che rilancino il settore, come i voucher per i clienti, che possano mitigare il costo di iscrizione e di accesso. Servono inoltre politiche straordinarie che allarghino le maglie della detraibilità fiscale, misure estensive almeno per un periodo limitato, che consentano la ripartenza”.

I protocolli ci sono, palestre e piscine erano già organizzate da maggio 

La lettera sottolinea che i protocolli previsti per fronteggiare l’emergenza sono stati applicati sin da maggio: “le imprese hanno fatto importanti investimenti per garantire la sicurezza dell’attività sportiva e nel periodo delle aperture le misure si sono dimostrate efficaci. I titolari delle palestre hanno informato la clientela, hanno garantito accessi ordinati, hanno pianificato le attività con prenotazione, hanno assicurato il rispetto del distanziamento attraverso una riorganizzazione degli spazi e una formazione del personale, hanno organizzato la disinfezione degli ambienti e dei macchinari, hanno investito sull’areazione degli ambienti per essere conformi alla normativa, hanno impiegato dispositivi di protezione individuale e di sanificazione. Le imprese che sono state intervistate confermano che il rispetto dei protocolli ha garantito la sicurezza dei locali, dell’attività sportiva e non ha portato ad un aumento dei contagi nel periodo dell’apertura”.

Un settore penalizzato, costi fissi e perdite fino all’85%

Da un’indagine, sottolinea CNA: “le imprese hanno confermato che i ristori previsti a livello nazionale ed anche nella nostra regione non sono sufficienti: nel 2020 segnalano perdite di fatturato dal 60% all’85% rispetto all’anno precedente, i costi fissi di utenze ed affitti continuano a gravare sulle aziende chiuse, inoltre palestre e piscine dovranno restituire le quote di abbonamento non usufruite dai clienti. Va sottolineato anche che gli iscritti abituali all’attività sportiva, potrebbero non tornare dopo un così lungo periodo di inattività e il titolare si troverebbe a dover iniziare da capo, avendo perso la maggior parte dei clienti fidelizzati”.

Vaccinare anche i fisioterapisti ed i massofisioterapisti

Nella lettera si parla anche di vaccinazioni: “Segnaliamo anche una seconda priorità emersa per il settore, che riguarda il tema delle vaccinazioni: è importante che tra le categorie individuate dal Ministero della Salute, si provveda alla vaccinazione in via prioritaria anti-SARS-CoV-2/COVID-19 anche dei fisioterapisti ed i massofisioterapisti, i quali sono sempre rimasti operativi ed a stretto contatto con il cliente”.

Fonte: Intervista Parma Report di Rosaria Frisina